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Questo lavoro fa seguito a quello già presentato da Jean Peyras nel 2015, sulla parte della lex agraria del 111 a.C. concernente l’Africa, ed è dedicato alle restanti parti sull’Italia (l. 1-42) e Corinto (l. 96-105).

L’opera comincia con una breve introduzione (p. 7-16) relativa alla sola parte della lex sull’Italia in cui l’Autore espone le ragioni che l’hanno spinto ad intraprendere il lavoro nonostante la sopravvenuta pubblicazione della monografia di Simone Sisani sullo stesso tema, con cui in ogni caso condivide la suddivisione delle linee tra parte sull’Italia e parte dull’Africa[1]. Si tratta della volontà di dimostrare l’infondatezza della tesi sull’abolizione dei vectigalia e di quella sulla privatizzazione che avrebbe concesso la piena proprietà delle terre in questione.

A questo segue un piano delle sezioni sull’Italia che suddivide tematicamente le linee della lex che prende in esame nel lavoro. I temi sono: privatisations, assignation, restitution, inscriptions, chemins et voies publiques, exeption, protection, impositions fiscales, interdiction, liberté, «expropriation», contrats locatifs, droits des Latins et de pérégrins, exemption d’application de la loi e application de la présente loi par un magistrat.

Il nucleo di questa introduzione è il paragrafo ‘Le maintien des vectigalia e de la propriété éminente de la Res Publica en Italie’ (p. 11-16), che si apre con la messa in discussione dell’opinione pressoché universalmente condivisa sin da Mommsen sull’avvenuta soppressione del vectigal e della scriptura, così come dell’opinione sull’identificazione precisa della presente lex. Riferendosi a l. 19-20, per l’A. questa non sarebbe da identificarsi né con la cd. terza legge di Appiano né, come ritiene Charles Saumagne, con la lex Thoria, bensì con una legge posteriore a quelle citate dall’Alessandrino.

Successivamente, l’A. cita la letteratura gromatica (segnatamente Igino Gromatico, Igino e Siculo Flacco) per negare l’abolizione dei vectigalia e sostenere, anzi, che questi siano stati stabiliti proprio con la lex in questione. Con questo l’A. spiega la sua scelta di seguire (ancora, solo per la parte sull’Italia) la restituzione del testo di Saumagne, riportando invece in nota quella canonica di Mommsen e quella di Sisani.

A questo segue, in chiusura, la critica di quell’assimilazione tra possessio e proprietà che venne proposta a partire da Appiano, con l’A. che sostiene che ogni privatizzazione a cui ci si riferisca nella lex non sia che una questione di possessio e che ‘privatus’ non significa ‘proprietà’ nel senso assoluto del termine.

Il corpo dell’opera è suddiviso in due grandi parti che si occupano della restituzione del testo della lex e della sua traduzione in francese: una prima, sull’Italia (p. 19-55) e una seconda, su Corinto (p. 59-64). Testo latino e testo francese sono posti in continuità e non affiancati, mentre l’apparato critico occupa spesso più spazio che il testo stesso.

Per la parte sull’Italia, il testo è diviso in paragrafi tematici sulla base dell’argomento trattato dalle linee in questione (come anticipato all’inizio dell’introduzione), paragrafi che si chiudono sempre con la traduzione francese. Le (poche) integrazioni al testo restituito proposte dall’A. sono debitamente segnalate in nota.

Per la parte su Corinto, l’A. segnala in nota che la restituzione riportata è quella, più recente, di Crawford, semplificata ove ciò non alteri la comprensione e integrata con altre, con debita segnalazione, ove necessario. Il testo anche in questo caso è lineare e ad ogni linea di latino segue la traduzione in francese. Le note integrano in parte la mancanza di una introduzione dedicata al testo.

Relativamente alle traduzioni, l’A. tende a seguire la struttura latina del testo, un poco a scapito della fluidità del francese ma restando aderente al lessico giuridico tecnico del testo originale e alla resa (possibile) delle lacune.

Chiudono il lavoro gli indices (rerum locutionumque e nominum), separati tra Italia e Corinto, e una bibliografia essenziale, suddivisa tra edizioni/traduzioni/commentari, fonti antiche e studi moderni.

 

Filippo Incontro, Université de Trente, doctorant

Publié en ligne le 25 janvier 2024

 

[1] S. Sisani, L’ager publicus in età graccana (133-111 A.C.). Una rilettura testuale, storica e giuridica della Lex Agraria epigrafica, Roma, Quasar, 2015.